Lo spettacolo teatrale del Liceo Lorenzini di quest’anno è un esperimento tuttora in corso che terminerà proprio durante il debutto. Come viene viene – titolo malaugurale imposto alla pièce dagli insegnanti – non è la proposta di una solida messinscena, di un lavoro attoriale e registico curato al dettaglio e con i conforti dell’esperienza, ma un tristo episodio di autogestione delegata dagli adulti ai ragazzi e di cui gli adulti dovranno un giorno, infallibilmente, render conto a qualche tribunale. Tutto in mano agli allievi, dunque, con la benedizione della suprema Bevilacqua e investitura di uno di loro a regista-supplente per l’allestimento della sciagura.
Si capisce: dietro la scelta dei docenti c’è un motivo, anzi due. Prima di tutto non lavorare, in linea con l’etica parassitaria e puramente ricreativa che i nostri, da sempre, esprimono; ma anche perseguire uno squisito obiettivo pedagogico a vantaggio degli studenti, ossia il fallimento come alto momento di formazione. Niente come un bel buco nell’acqua con contorno di umiliazione pubblica innesca e sostiene il processo di crescita, come già i Greci, associando il dolore all’apprendimento, affermavano in tempi antichissimi.
Di qui la scelta, anche, di riproporre un testo non esattamente abbordabile né sostenuto da una consolidata tradizione, come il Romeo e Giulietta di Guglielmo Shakespeare – il famoso scrittore anglosassone solitamente associato ad altro che alla produzione drammatica. I ragazzi del Corso di Scrittura hanno provveduto a scorciare, riscrivere e aggiungere, stupiti, ogni volta, delle bellezze che questo misconosciuto capolavoro schiudeva ai loro occhi. La vicenda (una storia d’amore e morte con alcuni accenti maranza) non mancherà di suscitare nei cosiddetti attori, stasera, un deprecabile coinvolgimento emotivo, innestandosi sulle loro personali vicende, sui loro desideri e paure, ma si prega il gentile pubblico di scusare questa che parrà l’ennesima caduta di stile, ed è piuttosto l’inevitabile portato della giovinezza e delle passioni che le si accompagnano.
Il presente spettacolo è frutto degli sforzi congiunti di queste persone:
JULA BEVILACQUA, che si occupa da anni del Corso di Teatro della scuola – è principalmente alla sua cura, e non solo registica, che si deve la realizzazione del presente lavoro;
FRANCESCO BARGELLINI, che gestisce per il terzo anno consecutivo il Laboratorio di Scrittura, i cui ragazzi sono responsabili della stesura del testo;
ANDREA BERTI, regista, che anche quest’anno collabora e dà un contributo decisivo alla messinscena;
GUIA MEUCCI, ballerina e maestra di danza, che si è occupata delle coreografie;
RACHELE LASSI, già allieva del nostro Liceo, che è aiuto-regista e factotum;
e, naturalmente, degli impagabili (infatti non percepiscono nulla, tranne l’affetto) RAGAZZI DEL LICEO LORENZINI.

0